29 febbraio 2016 – Agire nella crisi costruisce #Overthefortress

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29 / 2 / 2016

L’assemblea di “Agire nella Crisi, confederare autonomie” riunita domenica 28 febbraio al Centro Sociale Rivolta ha deciso di costruire due iniziative contro il regime dei confini della fortezza Europa.

In ordine di tempo invita tutti a:

1. La “March #Overthefortress” in Grecia verso la fine di marzo (25-29 marzo) proposta dalla Campagna #Overthefortress

2. Una mobilitazione domenica 3 Aprile sul confine tra Italia ed Austria 

 Il rafforzamento dei controlli e l’ipotesi di chiusura di tutti i confini dell’Austria meridionale e orientale sono un’accelerazione politica del governo austriaco prevedibile da tempo.

L’Austria, in questa fase, riveste un ruolo centrale dal punto di vista geografico, e di conseguenza nella gestione politica delle migrazioni, poiché è il crocevia di due rotte migratorie. La prima, quella dell’asse del Brennero, ha visto da più di un anno il potenziamento dei controlli razziali effettuati, soprattutto sui treni,dagli agenti della trilaterale, con il fine di bloccare ed ostacolare il transito dei migranti. La seconda, quella della rotta dei Balcani, ha visto dall’inizio del 2015 un aumento considerevole degli arrivi di persone, che per raggiungere l’Europa centrale e settentrionale devono necessariamente attraversare il territorio austriaco. L’Austria è perciò diventata uno snodo centrale della Balkan Route, uno dei tanti punti di arrivo e di passaggio del viaggio senza fine di uomini, donne e bambini in fuga da guerra e miseria.

Con la staffetta solidale #Overthefortress abbiamo visto e toccato con mano le situazioni calde sui vari confini della rotta, i cambi di direzione imposti essenzialmente dalla militarizzazione dei Paesi balcanici e dall’innalzamento di chilometri di filo spinato in Ungheria e Bulgaria.

 

Solo la grande determinazione dei migranti ha messo in discussione gli inadeguati regolamenti europei, primo tra tutti il Regolamento Dublino III e l’impossibilità di richiedere asilo in paesi diversi da quelli che si affacciano sul mar Mediterraneo e sull’Egeo. Questa forzatura, agita da centinaia di migliaia di persone, ha aperto una breccia nell’Europa fortezza mostrando sia il volto migliore dei tanti cittadini europei che hanno spinto e sostenuto questo viaggio, ma anche il volto peggiore delle destre populiste che sono riuscite a imporre nell’agenda dell’Unione Europea un’idea di cittadinanza escludente e costruita su basi etniche.

Oggi, con la chiusura del confine austriaco, assistiamo al materializzarsi di quell’effetto domino che più volte abbiamo raccontato sulla Balkan Route: la Slovenia, la Croazia, la Serbia e la Macedonia stanno attuando politiche di respingimento su ogni frontiera perché nessuno di questi paesi vuole assumersi la responsabilità dell’accoglienza. Per via di questa reazione a catena la Grecia sta diventando “una prigione a cielo aperto”, con migliaia di persone che sono bloccate ad Idomeni in una situazione di emergenza umanitaria, impossibilitate a oltrepassare questi confini. Molte di loro sono costrette a ritornare ad Atene che, attualmente, non è in grado di far fronte ai bisogni primari. Solo le realtà sociali di base stanno costruendo modalità di accoglienza e cercano di fornire risposte concrete di mutualismo, ma il numero di persone che vivono in strada aumenta quotidianamente.

Questa immagine nitida è il prodotto del regime dei confini che gli Stati dell’Unione Europea fanno finta di non vedere ignorando le sofferenze delle persone e negando i diritti basilari.over the fr

Il portato di questi cambiamenti epocali sta facendo emergere che le politiche europee sull’immigrazione hanno complessivamente fallito: non vi è la volontà di accogliere dignitosamente i migranti, ma si sono stretti accordi con la Turchia del dittatore Erdogan per il loro rimpatrio e per fortificare le frontiere esterne; la NATO impone un blocco navale al largo della Libia, e si posiziona nel Mar Egeo, proprio con l’intento di bloccare le partenze via mare; sono stati aperti gli “hotspot” in Italia e Grecia per dividere sommariamente i rifugiati dai cosidetti “migranti economici”, da chi può avere il diritto a richiedere l’asilo a chi invece deve essere escluso. Di fatto l’approccio hotspot delle politiche europee è quello di normare dall’alto una vera e propria fabbrica di differenziazione degli individui con il conseguente incremento della clandestinità e dei problemi ad essa connessi.

Tutto questo mostra palesemente che la guerra globale si sta declinando come una guerra all’umano, colpendo migliaia di corpi desiderosi di libertà, pace e giustizia sociale. Come movimenti sociali dobbiamo cogliere che si sta aprendo una sfida per la costruzione di un’Europa aperta e solidale che si contrappone frontalmente, e senza mediazioni possibili, ad un’Europa delle gabbie etniche e dell’austerità. Il nodo principale di questa sfida, che riguarda tutti e tutte, è quello di una nuova cittadinanza europea, basata sulla possibilità di muoversi liberamente, ma soprattutto sulla necessità di conquistare nuovi diritti sociali, civili e un welfare universale.

Dobbiamo non abituarci a quello che sta accadendo e dobbiamo agire immediatamente affinché si metta in discussione il regime dei confini e le fondamenta stesse della Fortezza Europa.  Non è solo un doveroso impegno etico, ma ne va della stessa idea di Europa, aperta e dei diritti, che vogliamo costruire per tutti e tutte.

Dalla frontiera della Grecia ai confini dell’Austria mettiamoci nuovamente in cammino con due iniziative pubbliche e transnazionali che nascono dal basso e che vogliamo rendere praticabili da tutti coloro che scelgono di stare dalla parte delle persone che migrano.

Il primo appuntamento sarà la “March #Overthefortress” che partendo dal porto di Ancona raggiungerà via mare la Grecia con l’obiettivo di arrivare al confine greco macedone. La marcia si inserisce all’interno della Campagna #Overthefortress. 

Un secondo momento, in continuità con il primo, si produrrà domenica 3 aprile sul confine tra Italia ed Austria.

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