4 ottobre – Ancona – Contro sblocca Italia parte la campagna nazionale contro la devastazione e il saccheggio del territorio e dei diritti sociali

Parte la campagna nazionale contro la devastazione e il saccheggio del territorio e dei diritti sociali

Report dall’Assemblea nazionale di Ancona contro Sblocca Italia e Grandi Opere

5 / 10 / 20154 ott

Per salvare l’ambiente, la salute e i diritti sociali, perché siano i cittadini a decidere sul futuro del loro territorio, è nata, nel corso di una partecipatissima assemblea nazionale svoltasi ad Ancona domenica 4 ottobre, la campagna nazionale contro la“Devastazione e saccheggio del territorio”.

Circa 300 cittadini, con decine di comitati e movimenti dalla maggior parte delle regioni, hanno partecipato all’iniziativa, analizzando  le condizioni concrete che hanno determinato l’attuale situazione di disastro ambientale e di attacco alle condizioni di vita delle popolazioni.

E’ stato sottolineato come lo Sblocca Italia non sia solo una legge negativa, ma un vero e proprio  sistema di ricomposizione dei poteri forti contro le resistenze sociali e territoriali. Resistenze che possono ampliarsi e costruire nuove iniziative in grado di rispondere in modo adeguato alla violenza ed alla velocizzazione del processo di devastazione.

Per questo affermiamo che il nostro agire ha senso nel comune impegno di solidarietà e di coordinamento tra le lotte con decisioni prese collettivamente su cosa costruire a livello nazionale.

Nei diversi interventi sono stati individuati contenuti e metodi comuni: Costruire assieme la campagna nazionale specifica  “Devastazione e saccheggio del territorio; difendere i diritti ambientali e sociali”, che sia inclusiva delle lotte che si stanno svolgendo nel paese senza costruire l’ennesima nuova rete.

– Costruire un blog, una pagina facebook e un profilo twitter, animandoli attraverso una redazione aperta al contributo dei singoli gruppi attraverso un impegno costante. Il blog dovrà contenere due aree principali: quella relativa alle iniziative di lotte territoriali ( singole o definite collettivamente a livello nazionale ) e quella di scambio di materiali utili (documenti; norme; vademecum; casi-studio ecc.).

– Attivare immediatamente iniziative condivise di solidarietà tra le lotte, a partire da alcune che sono già in programma e su cui convergere unitariamente come il 14 ottobre a Roma sul progetto petrolifero Ombrina Mare e il 17 ottobre sull’inutile e miliardaria TAV Brescia-Verona. Successivamente il 6-7 novembre l’iniziativa del Forum dei Movimenti per l’Acqua a Roma per difendere ed affermare il risultato referendario del 2011.

– Promuovere una prima iniziativa comune e condivisa di livello nazionale che colleghi la “Devastazione e saccheggio al tema del riscaldamento globale” . Una  iniziativa diffusa sui territori dal 29 novembre all’8 dicembre in contemporanea con il summit internazionale sul clima di Parigi. Si comporrà un programma d’iniziative decise autonomamente dai singoli comitati/movimenti contro la devastazione e il saccheggio. Ogni territorio deciderà data e azione, tranne che per l’ultimo giorno, l’8 dicembre, decennale della ri/presa del cantiere di Venaus in Val di Susa, in cui si convergerà da tutta Italia per una manifestazione decisa dal Movimento No-Tav.

– Una seconda iniziativa coordinata a livello nazionale, il “Festival diffuso delle arti contro le devastazioni ambientali e il saccheggio del territorio”, da organizzare in una settimana tra gennaio e febbraio. Chiederemo ad artisti nazionali e locali di contribuire alla campagna offrendo un concerto, una mostra, una performance ecc. ai comitati. Un unico cartellone nazionale con eventi diffusi in ogni regione, organizzati dalle singole realtà.

– Una terza attività nazionale, una “carovana dell’autoformazione” da svolgere in una settimana del prossimo anno con un programma nazionale di seminari e incontri tecnico-scientifici sugli aspetti tecnici dei progetti, dalle bonifiche alla deriva petrolifera, passando per aree poco trattate come le questioni finanziarie, la lotta alla corruzione e ai conflitti d’interesse che contraddistinguono i progetti che contrastiamo e la trasparenza della pubblica amministrazione. Iniziative diffuse organizzate dal basso in un singolo programma con un unico filo conduttore quella della  lotta alla devastazione e al saccheggio del territorio.

Il ricco confronto d’idee, che ha visto la partecipazione anche dei rappresentanti del movimento per la difesa della scuola pubblica, della FIOM e del Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua, ha evidenziato:

– La necessità di avviare percorsi comuni e integrati di lotta perché l’attacco ai diritti ambientali e sociali deriva da una strategia del turbo-capitalismo, continuando il confronto e iniziando ad operare progressivamente non solo in maniera coordinata ma anche elaborando iniziative comuni.

– Ogni azione nazionale deve essere consequenziale alla crescita sociale derivante dalle reali lotte territoriali e non viceversa, anche per evitare che le lotte siano facilmente strumentalizzate per risolvere contenziosi interni alle maggioranze di governo o per  forzature politiciste estranee ai nostri obiettivi. Su quest’aspetto sono emerse critiche diffuse sull’iniziativa referendaria delle regioni in merito alla questione petrolifera sia dal punto di vista dei contenuti sia del metodo (credibilità dei proponenti istituzionali che avallano addirittura progetti connessi agli idrocarburi nel mentre sostengono il referendum; insufficienza dei quesiti che lascerebbero aperta la strada ai progetti petroliferi oltre le dodici miglia e sulla terraferma; assenza di quella visione generale che ha sempre contraddistinto i momenti referendari, con il confronto tra opzioni confliggenti alla radice su temi generali per la società). I referendum, come qualsiasi mezzo di lotta che voglia utilizzare, hanno un senso ed una efficacia solo se puntuali rispetto ai tempi che si vivono, se legati ai processi sociali ed a  percorsi  di democrazia reale senza dei quali vengono svuotati e resi inutili ed a volte controproducenti.

– Mantenere sempre assieme alla denuncia e all’azione di contrasto dei progetti la fase propositiva che, pur avendo sempre contraddistinto i movimenti, è stata finora troppo spesso oscurata.

– In generale, moltiplicare le occasioni di affermazione delle lotte con azioni diffuse esercitando quella ”pressione popolare spietata” che molto spesso è risultata vittoriosa in molte lotte.

– Rivendicare che la lotta paga e che se l’Italia non è stata totalmente devastata, lo si deve alle lotte territoriali che hanno coinvolto negli ultimi decenni milioni di cittadini interessati alla salvaguardia del Paese e alla qualità della vita.

Coscienti  che si riparte da un grande e spesso sconosciuto bagaglio di socialità, di esperienze, di capacità scientifiche e di autorganizzazione diffusa. Un insieme di alternative che dai territori emergono contro la distruzione dei livelli concreti e formali di democrazia che questo sistema porta con sé.

Consapevoli che nulla è irreversibile e che il nostro” fare e pensare”  – il nostro testardo bisogno di cambiare la realtà che opprime – ci  permette di dare un senso globale al tempo che viviamo, fuori dalle logiche privatiste ed individualistiche. Ci permette di costruire livelli di socialità e solidarietà nuovi e più duraturi che ci rendono felici come persone e come comunità, al di là delle nostre singole  vittorie o sconfitte quotidiane. Più che sognare lontane e futuribili alternative pratichiamo ogni giorno  in tutte le nostre azioni il mondo nuovo per cui lottiamo.

I partecipanti vogliono ringraziare TrivelleZero Marche per aver ben organizzato questo appuntamento che continua il percorso iniziato a Pescara il 24 maggio ed in agosto a Lanciano e che sarà importante per tutte le lotte ambientali in Italia.

Assemblea nazionale per la campagna 

contro la devastazione e il saccheggio del territorio e dei diritti sociali.

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Ancona – Contro Sblocca italia e grandi opere: 4 ottobre assemblea nazionaleassemblea-nazionale-4-ottobre

Comitati, associazioni, movimenti a confronto. Per la nostra terra, per il nostro mare, la democrazia

Ci siamo lasciati per rivederci presto, dopo il Festival a Trivelle Zero tenutosi a San Vito Chietino lo scorso agosto a cui hanno partecipato molte realtà da 15 regioni.
Lo abbiamo fatto constatando l’esigenza di un’assemblea che sia nazionale nel senso della ricomposizione volontaria di forze protagoniste delle lotte territoriali.
Partendo dalle movimentazioni che si stanno dando sulle questioni più specifiche delle trivellazioni e dello Sblocca Italia, ma declinandole anche in una ottica più allargata, sulla scorta passata e presente delle resistenze alle grandi opere, e nell’invito allargato a tutte quelle vertenze territoriali sparse e forse anche confinate nei limiti dei giardini precostituiti da altri.
Movimenti e questioni che a nostro avviso ci pare limitativo etichettare solo come “ambientalisti”, ma che interrogano simultaneamente l’esigenza di democrazia e partecipazione reali, di ripensamento delle forme del lavoro, di difesa delle strutture economiche e sociali legate e frutto delle esperienze territoriali.
E quindi No Ombrina e Trivelle Zero, insieme ai NO tav della Valsusa e a No Grandi Navi veneti, e il coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, V Forum Friuli, il Forum Acqua, i NoTRIV di Potenza, gli StopBiocidio, e tanti altri ancora…
Fedeli quindi a questa atipicità che spinge a liberarci da facili etichettature proponiamo di iniziare a pensare e praticare uno scenario nazionale che sia da subito connessione anche con altre lotte: Lavoro, scuola, beni comuni, privatizzazioni…
Nel generalizzarsi delle politiche di “devastazione e saccheggio”, dallo Sblocca Italia alla Buona Scuola, al Jobs Act alle riforme costituzionali, non ci si può perdere in discussioni che attentano alla stessa coesione dei movimenti. Le strade per resistere sono tante e possono essere sperimentate e praticate tutte, è importante però che si creino i tempi e le condizioni giuste affinché tutte le azioni che mettiamo in campo siano efficaci e in sincronia tra loro.

Si dibatte sulla questione del referendum. Emergono da più parti perplessità poiché si sottovaluta un aspetto fondamentale, quello del quorum. Non dimentichiamo il risultato positivo del referendum sull’acqua, che molti di noi hanno vissuto in prima persona, che continua ancor oggi a essere oggetto di numerosi attacchi e proprio per questo non si è dispiegato in tutta la sua efficacia originaria. Il referendum non può essere inteso come momento meramente informativo, piuttosto sarebbe meglio agire nei territori per prepararli a livello sociale e culturale per poter poi eventualmente pensare anche ad iniziative di questo tipo. E in questo senso, per avere successo in iniziative referendarie e per dare loro un significato più ampio di generale opposizione all’ideologia liberista su cui si fondano gli atti del Governo, è fondamentale allargare la questione anche alla “Buona scuola” e al “Jobs act”. In ogni caso una vittoria referendaria può ottenere formalmente il cambiamento di una legge, che può però rischiare di rimanere anche lettera morta o momento di resistenza simbolico e non di costruzione di modelli alternativi, in assenza di una continua e generalizzata movimentazione sociale anche a posteriori. Anche perchè siamo di fronte ad una deriva autoritaria delle politiche di Governo, che stanno completamente ignorando il volere e il dissenso diffuso in tantissimi territori, dalle province alle metropoli. Nelle decisioni di Governo emerge addirittura una totale esclusione anche di quelle regioni che avevano posto delle questioni a livello nazionale.

Le questioni della deriva petrolifera, delle grandi opere e in generale dei processi devastanti attivati e/o esacerbati dallo Sblocca Italia, come ad esempio la questione degli inceneritori promossi con l’Art.35 del decreto, hanno ormai una dimensione che tocca quasi tutte le regioni.
Dobbiamo ribaltare questa situazione, valorizzare le ricchezze di quanto si produce nei territori e non lasciarle isolate e se stesse , schiacciate dalle proprie vertenze territoriali.
Dobbiamo avanzare e costituire, non tanto o non solo coordinamenti, ma anche e soprattutto campagne.
C’è urgenza di forte concretezza e dell’assunzione di consapevolezza che se non lo facciamo noi, nessun altro lo farà.

Coordinamento No Ombrina

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